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2026-05-28

Come scegliere un Delivery Manager (senza fidarti del CV)

Hiring
Delivery
Operations

Ho interviewato per ruoli di Delivery e Operations per anni, e dall'altra parte ne ho cercati per tre aziende. Il CV serve a una cosa sola: farti arrivare al colloquio. Tutto il resto lo scopri lì.

La domanda che distingue tutto

Chiedi: "descrivimi un progetto che è andato storto. Cosa hai fatto?"

Non "cosa è successo". Cosa hai fatto tu.

Chi ha gestito consegne parte da una cosa specifica: il cliente non ha accettato la data, o l'ha accettata perché non gli restava alternativa. Racconta il momento, e racconta cosa ha fatto nelle ventiquattro ore successive.

Chi ha gestito riunioni parte da una teoria. "Abbiamo analizzato la causa principale." "Abbiamo istituito un comitato di crisi." Entrambe le frasi sono compatibili con chi, in quel momento, non stava guardando.

Le tre domande di approfondimento

Dopo la risposta, tre domande. Se il colloquio finisce lì, quella è già l'informazione.

"Chi ha preso la decisione finale, e quando?" Se la risposta è "il team" o "abbiamo deciso insieme", chiedi chi ha scritto la mail con la data. Un Delivery Manager che non sa chi ha deciso non sta gestendo consegne.

"Cosa hai dato via?" La domanda che quasi nessuno fa. Ogni volta che salvavi una data hai rinunciato a qualcosa: margine, scope, un altro cliente. Se la risposta è "niente", non hai mai gestito una consegna difficile, perché è impossibile.

"Quale numero guardavi ogni settimana?" Se la risposta è "il burndown" senza che tu debba specificare, è bravo. Se la risposta richiede di cercare la parola, non ha un sistema di misura proprio.

I segnali che valgono più del CV

Sa dire di no con un motivo. In un colloquio, "posso farlo, è impegnativo" è una risposta debole. "Posso farlo se esci dal lunedì" è una risposta forte. Il Delivery Manager migliore che ho incontrato diceva no a metà delle richieste, e per questo era l'unico di cui mi fidavo.

Ha un numero che lo mette in imbarazzo. Il professionista migliore sa dirti il risultato peggiore che ha avuto, e perché è successo. Se il colloquio finisce solo con successi, o il lavoro è stato facile, o non è stato lui.

Parla dei suoi errori prima che tu li trovi. Se ti dice "ti racconto l'errore che mi ha fatto perdere un cliente", gli credi. Se lo ammette solo quando glielo chiedi, l'ha già dimenticato.

La domanda finale, quella che nessuno fa

Chiudiamo con questa: "il primo giorno, che cosa guardi?"

Le risposte che mi hanno impressionato: "i documenti del progetto precedente, per capire se erano aggiornati". "il registro delle decisioni, se esiste". "chiedo alle tre persone che hanno la memoria del progetto se è ancora tutto valido".

Le risposte che mi hanno spento: "il backlog". "il team, per capire come lavorano". "l'ambiente, per essere operativo".

La prima persona arriva e cerca il perché. La seconda arriva e cerca il cosa. Il perché è la parte che ti fa risparmiare il primo mese.

Una nota sul mercato italiano

Su questo mercato vedo un problema che a Londra non ho visto: si assume quasi sempre per costo, e si sceglie il CV piùLucido a parità di competenza. Il risultato è che paghi la persona sbagliata per due anni prima di accorgertene.

Un criterio che mi ha funzionato: due colloqui, con due persone diverse dell'azienda, e una domanda identica a entrambe. Le risposte che non coincidono sono il segnale più informativo che ho mai raccolto. Non indica necessariamente un problema: indica che l'azienda non sa cosa fa questa persona, e quella scoperta la fai comunque.

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